Secondo la definizione della fondazione Ellen MacArthur, con l’espressione “Economia circolare” si intende un “termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola”. L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. In quest’ottica, la corretta gestione dei rifiuti assume inevitabilmente un ruolo centrale.

Le strategie più comuni di Waste management devono quindi essere riviste, senza aver paura di stravolgere i modelli produttivi più comuni. I cambiamenti toccheranno sicuramente le fasi produttive e industriali, ma per essere efficaci dovranno coinvolgere il maggior numero di persone possibili, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti urbani. I comuni cittadini risultano quindi gli stakeholders principali per passare a questo tipo di modello.

L’idea di “decentralizzazione” unisce questi due aspetti: diminuendo la quantità di impianti che trattano i rifiuti in larga scala si vuole ridurre l’impatto del trasporto su strada, per favorire il coinvolgimento della popolazione grazie alla costruzione di impianti a scala minore e più diffusi, che porteranno all’aumento della quantità di rifiuti raccolti e recuperati. Agli stessi cittadini viene quindi richiesto uno sforzo: è necessario cambiare atteggiamento per passare dalla nota sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) all’opposto YIMBY: Yes, In My BackYard. In questo modo i cittadini potranno vedere direttamente i risultati dei loro sforzi nella gestione casalinga dei rifiuti, evitare la costruzione (anche nella loro città) di grandi impianti con un impatto decisamente maggiore sull’area, godere di eventuali vantaggi derivati dal trattamento in loco (eventuale produzione di energia, minori costi dello smaltimento...).

In quest’ottica nasce uno dei progetti di Veneto Green Cluster in collaborazione con Elite Ambiente srl, Berica Impianti srl, supportati dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e il Dipartimento Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università di Venezia. L’idea è quella di costruire un modulo (sviluppato in un container) semplice da gestire su piccola scala che utilizzi la Frazione Organica dei rifiuti Urbani (circa 1 tonnellata FORSU/giorno) per la produzione di energia elettrica. Gli stessi rifiuti andranno poi ad alimentare la biomassa algale (studiata dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova), che poi dovrebbe depurare la frazione liquida del digestato e consumare parte della CO2 generata.

 


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