Innovazione

  • Se un batterio produce un pigmento, come possiamo usarlo per tinteggiare i tessuti? Questa la domanda da cui Faber Futures Lab, agenzia che opera coniugando natura, design, tecnologia e società, è partita per andare incontro alle esigenze sempre più green che coinvolgono il settore tessile.

    L'industria tessile è tra le più importanti a livello di occupazione in Italia. Secondo i dati ISTAT, nel 2016 gli addetti ammontavano ad oltre tre milioni e mezzo.

    L'impatto ambientale generato è altresì forte: si stime che per tinteggiare una tonnellata di tessuto vengano usate circa duecento tonnellate d'acqua, utilizzando coloranti chimici inquinanti. Se si considera che la produzione mondiale stimata ammonta a circa 80 miliardi di capi all'anno, di cui una parte finisce per essere conferita in discarica o incenerita, l'impatto del setto sull'ambiente è enorme.

    Il progetto Coelicolor di Faber Futures nasce in seguito alla ricerca sul batterio Streptomyces Coelicolor. In collaborazoine con Ginkgo Bioworks, azienda biotecnologica specializzata nell'utilizzo dell'ingegneria genetica a scopi industriali, è stato sequenziato il genoma del microbo, al fine di estrarne il pigmento. Si è venuto a scoprire che, se il batterio viene fatto sviluppare direttamente sul tessuto, le molecole di pigmento vengono generate direttamente sulle fibre. A questo va aggiunto che, in base alle condizioni di acidità in cui si sviluppa il batterio, è possibile ottenere il pigmento desiderato.

    Un processo innovativo e a basso impatto ambientale. Si calcola che, oltre a evitare l'utilizzo di materiali chimici inquinanti, l'utilizzo di acqua è inferiore di 500 volte. Un modello che potrebbe portare a una rivoluzione del settore tessile, portando efficienza, sostenibilità e mantenendo alti gli standard estetici.

    Come dichiara Natsai Audrey Chieza, fondatrice e amministratrice delegata di Faber Futures, "Il nostro lavoro di ricerca e sviluppo mette al centro l'ecologia, che diventa l'elemento portante dei nostri progetti". Ma per centrare gli obiettivi la collaborazione tra i vari settori è fondamentale: "Stiamo lavorando nei vari settori per l'applicazione dei nostri processi: abbiamo una lista di partnership e partner che capiscono veramente che si parla di lungo termine" conclude Chieza.

    L'obiettivo finale del progetto è rendere il processo di pigmentazione dei tessuti replicabile anche in scale maggiori, così da permettere all'industria tessile di farne uso.
  • L'industria siderurgica è considerata un indicatore dello stato dell' economia di un paese. La produzione mondiale, concentrata prevalentemente in Asia, supera il miliardo di tonnellate annue. Nell' ambito dell' UE la posizione dell' Italia  nella produzione di acciaio è di notevole rilevanza poichè è seconda solo alla Germania. L'industria siderurgica vanta a pieno titolo di essere protagonista dell' economia circolare visto il ruolo dei rottami metallici nella produzione di nuovo acciaio. Nei moderni impianti i rottami vengono accuratamente selezionati in base alla composizione chimica e fusi da un arco elettrico. Per ottimizzare la produzione del metallo vengono aggiunti dei materiali scorificanti che hanno la funzione di asportare le impurità e di proteggere il bagno fuso dall' ossidazione. Il risultato è che la produzione di acciaio è accompagnata da una produzione di scorie per circa il 15% del peso totale. C'era un tempo in cui gli scarti delle acciaierie venivano considerati rifiuti speciali e conseguentemente costituivano un costo considerevole per le acciaierie ed avevano un elevato impatto ambientale dal momento che venivano conferiti integralmente in apposite discariche. Per fortuna quei tempi sono lontani e l'obiettivo attuale per l'industria siderurgica è il raggiungimento di "zero waste" ovvero zero rifiuti conferiti in discarica.

    Le scorie provenienti dai diversi tipi di lavorazioni, ghisa, acciai al carbonio, acciao inox etc, seguiti alcuni accorgimenti in fase di produzione, sono oggi considerati una risorsa e trovano applicazione in diversi campi dell' edilizia e persino come fertilizzanti in agricoltura dove vengono usate per correggere la basicità del terreno. Trovano inoltre applicazione nella bonifica di aree acidificate dall' industria mineraria.

    Le scorie provenienti dagli altoforni sono utilizzate quasi interamente mentre nel caso di scorie di forni ad arco si sta cercando di incrementare la frazione trasformata in materia prima seconda. Le scorie, prodotte seguendo degli accorgimenti volti a garantire l'assenza di elementi inquinanti ed a garantire la stabilità delle proprietà fisiche e chimiche, vengono usate come sottofondi stradali e aggreganti nel cemento e nei conglomerati bituminosi; offrono spesso prestazioni superiori ai materiali di origine effusiva come porfidi e basalti. Opportunamente trattate le scorie di altoforno acquisiscono proprietà simili a quelle del cemento portland e sono classificate come cemento di tipo III. Diversi studi sono volti all' utilizzo delle scorie di acciaieria come legante idraulico da sostituire parzialmente al cemento in manufatti cementizi. In questi casi durante la produzione delle scorie vengono seguiti degli accorgimenti volti a incrementarne la reattività.

    Dalle polveri provenienti dall' abbattimento dei fumi vengono recuperati metalli come zinco e piombo. In pratica tutti i materiali secondari dell' industria siderurgica sono stati riesaminati in un' ottica di economia circolare e spesso hanno trovato impiego in sostituzione di materie prime estratte da miniere.

     In Italia sono diverse le acciaierie che hanno convertito l'intera produzione di scorie in un prodotto secondario marchiato CE e commercializzato. Lo stesso avviene in tutti i paesi industrializzati, persino in paesi come l' India e la Cina dove per decenni le considerazioni ambientali sono state ritenute secondarie e le scorie sono state accumulate per anni, sono state introdotte regole stringenti nella produzione di rifiuti e molte industrie siderurgiche sono state chiuse perché incapaci di rispettare le nuove regole. Oggi esiste in questi paesi un vero e proprio mercato delle scorie da acciaieria.

    La valorizzazione delle scorie di acciaieria è regolamentata da diverse direttive della comunità europea. Il vantaggio economico e ambientale è chiaro: oltre a venire abbattuta la quantità di rifiuti si evita l'estrazione di risorse naturali. Tuttavia, al fine del riutilizzo delle scorie, è necessario garantire la loro inerzia chimica. Vengono effettuati dei test, disciplinati da apposite norme, di cessione di elementi tossici quando il materiale entra in contatto con l'acqua.

    Sfortunatamente al momento le direttive europee sono recepite nei diversi paesi adottando criteri diversi col risultato che scorie utilizzabili in un paese non lo sono in un' altro il che va anche a detrimento della competitività delle acciaierie situate nei paesi che hanno adottato criteri più restrittivi. Dato l'enorme impatto ambientale di questo settore industriale non resta che auspicare l'adozione di linee guida comuni nell' interesse dell'ambiente e della competitività. 

     

    Riferimenti bibliografici

    1) FEDERACCIAI La valorizzazione degli aggregati di origine siderurgica (2012)

    2) M. Gelfi, G. Cornacchia, S. Conforti e R. Roberti "Caratterizzazione di scorie di acciaieria e studio del rilascio di cromo" (2008)

    3) India seeks solutions to rising LD slag from steel industries (http://www.xinhuanet.com/english/2019-08/27/c_138343104.htm)

    4) With steel waste in crosshairs, China extends its war on pollution (https://www.reuters.com/article/us-china-steel-slag/with-steel-waste-in-crosshairs-china-extends-its-war-on-pollution-idUSKBN1O90KW)

    5) Sostenibilità produttiva dell’industria siderurgica (https://www.fabbricafuturo.it/sostenibilita-produttiva-dellindustria-siderurgica/)

  • La transizione energetica passa anche dai rifiuti. Lo sa bene NextChem, società del Gruppo Marie Tecnimont, operante nel settore della chimica verde e, appunto, della transizione energetica.

    Dopo il lancio di MyReplastTM la società va ad allargare ulteriormente la sua visione circolare, tramite la creazione di MyRechemical, controllata operante nel settore delle tecnologie Waste to Chemical. L'obiettivo è quello di trasformare i vari scarti in prodotti chimici di valore e in carburanti circolari, generando un basso impatto carbonico e ambientale.

    Il punto di partenza di questo processo è la gassificazione, un processo di ossidazione parziale in cui, tramite la reazione ottenuta tra materiale ricco in carbonio e ossigeno ad alta temperatura, si ottiene una gas noto come syngas o gas di sintesi. Questo syngas è una miscela ricca di componenti - in particolare H2, CO, CO2 e CH4 - sfruttabili successivamente, tramite un processo di purificazione.

    MyRechemical, sfruttando tecnologie con brevetti di proprietà e in licenza, può produrre, partendo da rifiuti plastici eterogenei, CSS e la frazione secca della raccolta urbana, diversi gas come Idrogeno, Metanolo, Etanolo e altri derivati chimici, con un'impronta di carbonio nettamente più bassa rispetto alla produzione da fonte fossile.

    "Oggi tramite MyRechemical NextChem è in grado di proporre una piattaforma cantierabile per la riconversione di siti industriali tradizionali tramite la chimica verde” dichiara Pierroberto Folgiero, CEO di NextChem e del Gruppo Maire Tecnimont. “La grande disponibilità di rifiuti solidi urbani e plastiche non riciclabili li rende un Nuovo Petrolio che va valorizzato: grazie alla nostra ingegneria nella chimica dei rifiuti, è possibile ricreare la chimica del carbonio senza più partire da idrocarburi”.
  • Il PNRR nasce nel contesto del Next Generation EU (NGEU), un piano promosso dalla Unione europea da € 750 miliardi, che ha l’obiettivo di rilanciare l’economia europea dopo la pandemia di COVID-19 e di renderla più verde e digitale.

    L'Unione Europea ha quindi stanziato € 750 mld, di cui € 191,5 mld per l'Italia, grazie a sovvenzioni e prestiti dell'RRF (Recovery and Resilience Fund). L'integrazione di € 30,6 mld, da parte dell'Italia, avviene mediante il ricorso ad un Fondo Complementare, finanziato direttamente dal bilancio.

    Le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono la realizzazione della transizione ecologica e digitale, e il recupero dei ritardi che storicamente penalizzano il Paese, relativi ai giovani, alla parità di genere e al divario territoriale.

    La digitalizzazione e l'innovazione sono gli strumenti necessari per modernizzare il Paese e riguardano lo sviluppo tecnologico dei processi produttivi, delle infrastrutture, della scuola, delle amministrazioni, degli edifici e della sanità. Lo sforzo di digitalizzazione e innovazione riguarda trasversalmente tutte le iniziative del Piano e agisce su più elementi chiave del nostro sistema economico, tra cui: la connettività per i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni e la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico italiano.

    La transizione ecologica è l’obiettivo alla base del nuovo modello di sviluppo italiano ed europeo. Comprende interventi per ridurre le emissioni inquinanti, contrastare il dissesto del territorio e minimizzare l’impatto delle attività industriali sull’ambiente. Questa transizione rappresenta un’opportunità unica per l’Italia poiché il nostro paese ha un ecosistema naturale, agricolo e di biodiversità di valore inestimabile, è maggiormente esposto a rischi climatici data la sua configurazione geografica e può trarre un grande vantaggio dalla transizione ecologica, data la relativa scarsità di risorse tradizionali e l’abbondanza di alcune risorse rinnovabili.

    Uno degli obiettivi centrali del Piano è quello di aumentare il livello di partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, supportare la creazione di piccole e medie imprese con fondi per l'imprenditoria femminile e correggere le asimmetrie che ostacolano le pari opportunità. Per raggiungere questi obiettivi l'Italia mette in campo riforme, formazione e investimenti che toccano trasversalmente tutte le diverse aree del Piano.

    Il piano si articola in sei Missioni, che rappresentano le aree di intervento principali e sono: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute.

    Il PNRR contribuirà allo sviluppo del Paese generando una crescita economica sostenibile ed inclusiva. L’impatto del programma in termini di maggiore PIL reale è compreso tra il 12,7 per cento e il 14,5 per cento nell’arco dei sei anni del piano.

    Maggiori informazioni sono reperibili sul sito dedicato al PNRR: https://italiadomani.gov.it/it/home.html


    M
    ISURE PER SOSTENERE L'ECONOMIA CIRCOLARE

    PNRR - M2C1 - Investimenti 1.1 e 1.2 - Pubblicazione degli avvisi per la presentazione delle proposte

     In conformità ai Decreti Ministeriali di approvazione dei criteri di selezione dei progetti relativi alle due linee di investimento M2C1 1.1 e 1.2 (DM 396 E 397 del 28.10.2021), sono stati pubblicati gli avvisi per la presentazione delle proposte:

    • Investimento 1.1

    AVVISO 1.1 linea A

    AVVISO 1.1 linea B

    AVVISO 1.1 linea C

    • Investimento 1.2

    AVVISO 1.2 linea A

    AVVISO 1.2 linea B

    AVVISO 1.2 linea C

    AVVISO 1.2 linea D

    La linea di investimento 1.1 prevede come destinatari/beneficiari del contributo gli EGATO Operativi. In assenza di EGATO Operativi, i Soggetti Destinatari sono, i Comuni, i quali possono operare singolarmente o nella Forma Associativa tra Comuni.

    La linea di investimento 1.2 prevede come destinatari le IMPRESE e la realizzazione di progetti “faro”; al fine di offrire un primissimo orientamento, le linee riguardano i seguenti temi:

    - Linea d’intervento A: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche c.d. RAEE comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici;

    - Linea d’intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone;

    - Linea d’intervento C: realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico, chimico, "Plastic Hubs"), compresi i rifiuti di plastica in mare (marine litter);

    - Linea d’intervento D: infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumo, ammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica cd. “Textile Hubs”.

     Le risorse sono ripartite per ciascuna Linea di Intervento come di seguito:

    - Linea d’intervento A: 150.000.000;

    - Linea d’intervento B: 150.000.000;

    - Linea d’intervento C: 150.000.000;

    - Linea d’intervento D: 150.000.000.

    Il 60% delle risorse, pari a 360.000.000,00 milioni di euro, è destinato alle Regioni del centro sud

    Il finanziamento è concesso nella forma del contributo a fondo perduto, l’ammontare del contributo non potrà superare il 35 % dei costi ammissibili; esso potrà essere aumentato di 20 punti percentuali per gli aiuti concessi alle piccole imprese e di 10 punti percentuali per gli aiuti concessi alle medie imprese

    I Soggetti interessati dovranno presentare le proprie Proposte, attraverso una Piattaforma, entro e non oltre 120 (centoventi) giorni naturali e consecutivi, decorrenti dalla data di pubblicazione degli Avvisi sul sito istituzionale del MiTE, avvenuta il 15 Ottobre 2021.

     

  •  
    Fondazione Cogeme e Kyoto Club lanciano per la quinta volta il premio "Verso un'economia circolare" rivolto ad Enti locali e Mondo dell'impresa.

    Il Premio intende porre l'attenzione sull'importanza del riciclo/riuso, sullo scambio di risorse e la condivisione dei processi produttivi e di gestione per migliorare la qualità degli interventi, favorendo percorsi verso sistemi eco-industriali che limitino al massimo i sottoprodotti non utilizzati, il loro smaltimento e la conseguente dispersione nell’ambiente. Promuovere le opportunità offerte dai modelli di simbiosi industriale per lo sviluppo dell’economia circolare e la diffusione delle buone pratiche realizzate.

    Possono candidarsi Enti locali e mondo dell'impresa che, negli anni 2020-2021, abbiano realizzato, avviato, o anche solo approvato ed autorizzato, interventi di diminuzione dei rifiuti e di uso efficiente dei materiali di scarto, dimostranti un attivo coinvolgimento, in tutte le fasi di sviluppo, di uno o più ulteriori attori interessati al progetto.

    Il termine per la presentazione delle candidature è venerdì 26 novembre 2021. Per candidarsi è necessario inviare la scheda di partecipazione, compilata e sottoscritta dal legale rappresentante (o da altro soggetto autorizzato) per posta elettronica mantenendo il formato PDF a: info@versounaeconomiacircolare.it

    Per maggiori informazioni consultare il sito: Premio di eccellenza – Verso un'economia circolare (versounaeconomiacircolare.it)

  • Il progetto eco-innovation nasce all'interno di Veneto Green Cluster, Rete Innovativa Regionale riconosciuta dalla Regione Veneto, e del progetto SARR: Sistema Avanzato di Recupero Rifiuti.

    I risultati ottenuti all'interno del progetto SARR per il recupero di risorse precedentemente destinate a discarica sono stati positivi in termini di sperimentazione di nuove tecnologie, in tutti e cinque i progetti:
    • Valorizzazione delle scorie di acciaierie: Formulazione base del legante idraulico proveniente da MPS d'acciaieria
    • Recupero e riciclo del cartongesso in edilizia: Criteri di selezione adottati per il processo di recupero/riciclo del cartongesso
    • Valorizzazione FORSU per impianto integrato "biogas e alghe": Definizione delle caratteristiche del FORSU pre-trattata alle condizioni operative ottimali dei reattori anaerobici di dark fermentation e metanogenesi
    • Recupero plastiche eterogenee per asfalti modificati: Individuazione di una miscela di materie plastiche di scarto da riciclare e test validazione dell'asfalto riciclato nobilitato
    • Recupero molecole bioattive da scarti di frutta: Individuazione (progettazione) di nuovi prodotti nutraceutici da scarti di frutta. Ottenimento di un ingrediente alimentare ad elevata attività biologica; valutazione della sua stabilità

    Questa attività di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per il recupero delle risorse dai rifiuti ha generato dei riscontri positivi in termini di:
    • Riduzione delle emissioni di CO2
    • Risparmio delle risorse idriche
    • Probabile risparmio energetico
    È in tale contesto che nasce e si sviluppa il progetto INNOVATION.IT. Il progetto è focalizzato nella verifica del risparmio di energia ed acqua nel processo di recupero dei rifiuti, con un particolare riguardo alla riduzione di CO2. A questo scopo è stata implementata, all'interno del portale, una pagina di simulazione che permette di calcolare il risparmio giornaliero in termini di anidride carbonica e di energia.

    Allo stato attuale i calcoli si possono effettuare su quattro casi concreti, affrontati in precedenza da Veneto Green Cluster:
    1. impiego di scarti di acciaieria in edilizia
    2. recupero del FORSU in impianto integrato biogas-alghe
    3. recupero delle plastiche eterogenee per la produzione di asfalti modificati
    4. recupero del cartongesso con prodotti espandenti per realizzazione di isolanti termici in edilizia
    L'obiettivo futuro è quello di elaborare un vero e proprio Modello Predittivo per il calcolo delle emissioni di CO2 e l'eventuale risparmio energetico e in termini di risorse idriche, in riferimento a nuove tecnologie per il recupero dei rifiuti.
  • Arriva da ENEA un nuovo processo per il recupero dei pannelli fotovoltaici a fine vita, processo con un basso impatto ambientale e a basso consumo di energia. Il progetto nasce dalla necessità di affrontare il sempre crescente numero di rifiuti costituiti dai pannelli fotovoltaici e la loro gestione. Questo lo scopo per cui Marco Tammaro, responsabile del laboratorio per il Riuso, Riciclo, il Recupero e la valorizzazione di Rifiuti e Materiali, ha lavorato alla ricerca di questa nuova metodologia. Il brevetto vede i diritti condivisi al 50% con la start-up Beta-Tech Srl, partner di progetto.

    Il processo consiste in un trattamento termico, atto ad "ammorbidire" gli strati polimerici dei pannelli, e un successivo trattamento meccanico a "strappo". L'idea nasce dalla struttura a strati dei moduli fotovoltaici. I pannelli sono infatti costituiti da uno strato di vetro protettivo, un leggero strato di materiale polimerico a fare da collante, l'Etilene Vinil Acetato, celle di silicio, contatti elettrici metallici, un ulteriore strato di EVA e un supporto posteriore generalmente in polivinilfluoruro. Tutto rinchiuso in una cornice di alluminio.

    "Con questo processo si evitano: il rischio di degrado dei materiali, inutili dispendi di energia e si riducono sensibilmente pericolose emissioni gassose" spiega Tammaro. "Inoltre, l'impiantistica necessaria è semplice, adatta a un trattamento in continuo e altamente automatizzabile, senza necessità di un'atmosfera controllata mediante uso di gas specifici" conclude il responsabile.

    Nello specifico il brevetto prevede di sfruttare un rammollimento locale che sia appena sufficiente a staccare gli strati polimerici, così da realizzare un processo continuo e automatizzato. Il progetto prevede infatti il riscaldamento dei pannelli durante l'avanzamento degli stessi su un nastro trasportatore, con il successivo strappo automatizzato degli strati polimerici.
  • Arriva dall'ateneo italiano e dall'università del Massachusetts la ricerca. Il polietilene, considerato un materiale utile quasi esclusivamente per imballaggi e sacchetti in plastica, è sempre stato scartato dal settore tessile in quanto, per le sue caratteristiche, non assorbe e non lascia evaporare l'acqua. Ora però, con il metodo studiato dal team di ricerca internazionale, è stato trovato il modo di rendere traspirante il materiale.

    Lo studio pubblicato su Nature Sustainability, dal titolo "Sustainable polyethylene fabrics with engineered moisture transport for passive cooling", che vede Matteo Alberghini del Politecnico di Torino e Svetlana Boriskina del MIT come coordinatori, è arrivato a dimostrare che è possibile produrre fibre e filati in polietilene in grado di eliminare l'umidità. Nel loro lavoro sono riusciti a ottenere dei tessuti con caratteristiche traspiranti anche migliori dei normali tessuti in cotone, nylon o poliestere. Secondo i calcoli da loro effettuati, questi tessuti in polietilene hanno anche un impatto ambientale minore rispetto agli altri tessuti. Questo studio, inoltre, potrebbe portare a incentivare il riciclo di imballaggi e altri manufatti in polietilene in tessuti indossabili, visto anche il vantaggio economico.

    Come spiega Svetlana Boriskina "Una molecola di polietilene ha una spina dorsale in carbonio, con ciascun atomo di carbonio attaccato a un atomo di idrogeno. Questa struttura semplice e ripetuta forma un'architettura che resiste all'adesione dell'acqua". Il team, per ovviare a questo problema, ha sviluppato un processo che, tramite estrusione del polietilene polverizzato, ha portato a un'ossidazione parziale del materiale, facendolo diventare leggermente idrofilo. Con l'ausilio di un secondo estrusore i risultati sono stati sorprendenti: il materiale è rimasto impermeabile ma gli spazi che si sono venuti a creare tra le fibre di polietilene hanno reso il tessuto traspirante. Per concludere il team si è poi concentrato sulla progettazione delle fibre attraverso modellazione computazionale, al fine di migliorarne le prestazioni, scoprendo che, con la giusta disposizione delle fibre, il materiale favorisce la traspirazione in maniera migliore.

    Uno dei problemi che hanno dovuto affrontare i ricercatori riguarda il colore: il polietilene, infatti, difficilmente si va a legare con altre molecole. La risposta è stata trovata, nuovamente, nell'estrusione. Invece di utilizzare i classici metodi di tinta una volta ottenuto il filato, i ricercatori hanno aggiunto il pigmento alla polvere di PE prima dell'estrusione, con la realizzazione di una colorazione a secco.

    Il materiale ottenuto ha tutte le caratteristiche per essere sostenibile ed ecologico. La colorazione a secco permette di evitare l'enorme consumo di acqua richiesta dagli altri tipi di tessuto, oltre all'utilizzo dei coloranti chimici inquinanti. Inoltre il materiale può provenire dal riciclo ed essere a sua volta riciclato più volte in maniera semplice. Da considerare anche che, per le sue caratteristiche, richiede meno energia per essere lavato e asciugato.

    Al momento lo studio si concentra sulle possibili applicazioni in ambito tecnico sportivo e militare e per la realizzazione di tute aerospaziali.

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